La storia delle Tabi di Margiela è un racconto di ribellione e controcultura, che ha trasformato una tradizionale calzatura giapponese in un simbolo di innovazione e provocazione nel mondo della moda. Originariamente progettate per il quotidiano, queste scarpe si caratterizzano per la separazione tra l’alluce e il resto delle dita. Quando Martin Margiela ha deciso di reinterpretarle, ha creato non solo una calzatura, ma un vero e proprio atto di sfida alle convenzioni estetiche e culturali.

Gli Anni 80′
Per comprendere la storia delle Tabi di Margiela e la loro importanza, bisogna partire dagli anni ’80, un’epoca di grandi eccessi, frivolezza ed esagerazione nelle forme. Le sfilate erano eventi monumentali, con una durata che poteva arrivare a un’ora o più. I loghi dominavano al punto che i clienti sceglievano i capi in base all’etichetta ben visibile.
Martin Margiela, tuttavia, decise di abolire le etichette tradizionali, sostituendole con un semplice rettangolo di cotone bianco senza logo, fissato con quattro impunture visibili agli angoli.

Questo fu il suo primo atto di ribellione, a cui seguirà, una boutique completamente bianca, dalle pareti agli arredi, in netto contrasto con l’estetica dell’epoca, che privilegiava boutique dai colori scuri, come nero o grigio. Una prima sfilata di debutto anticonvenzionale al Teatro Café de la Gare, una location modesta rispetto agli ambienti maestosi tipici delle passerelle di quel tempo, come il Cour Carrée du Louvre. Ma ci arriveremo.
Il concetto per la nascita delle Tabi
Per Margiela, due elementi fondamentali definiscono la creazione di una silhouette: le spalle, che ne determinano il carattere, e le scarpe, che donano movimento. Poi riempie tutto quello che c’è in mezzo. Riporto testualmente le sue parole.
“[…] e quando una figura si muove nel modo giusto posso essere soddisfatto. Immagina che stress creare delle scarpe mai viste prima.”
Margiela trovò ispirazione ricordandosi il suo primo viaggio a Tokyo, osservando gli operai che indossavano le loro tabi tradizionali: leggere calzature basse in cotone, solitamente di colore chiaro. Decide di reinterpretarle, mantenendo la caratteristica separazione dell’alluce e la morbidezza, ma realizzandole in materiali diversi ed aggiungendo il tacco. Questo processo creativo ha portato alla nascita delle Tabi di Margiela come le conosciamo oggi.

Presentazione delle Tabi: la sfilata di debutto
Il 23 ottobre 1988, la Maison Margiela fece il suo debutto in passerella al Teatro Café de la Gare, un luogo che aveva già ospitato personalità come Gérard Depardieu e Miou-Miou.
Le modelle sfilarono a volto coperto, annullando ogni elemento estraneo e focalizzando l’attenzione sulle silhouette, dalle spalle alle scarpe. Le Tabi non passavano inosservate grazie a uno stratagemma dello stilista:
la passerella era ricoperta da una striscia di cotone bianco, e prima di entrare in scena, le modelle intingevano le loro scarpe nella vernice rossa, lasciando impronte lungo il cammino.

Lo stilista dichiarò successivamente che dopo tanto lavoro, voleva che il suo impegno fosse evidente. Il risultato fu straordinario: le Tabi diventarono un’icona, rappresentando non solo una calzatura, ma anche una nuova visione della moda.
Articolo di: Francesco Di Sante


